Negli ultimi anni, nel mercato agro alimentare italiano, si è assistito ad una progressiva importazione di prodotti di provenienza estera ad opera dei grandi operatori commerciali.
Del resto, nel mercato della comunità europea è promosso il libero scambio di merci, nei limiti previsti dai trattati comunitari e nel rispetto delle normative vigenti. Più restringenti sono le norme che regolamentano la commercializzazione di prodotti con un’origine extra CEE.
Purtroppo si è constatato che non tutto è assoggettato ad un controllo, in particolare per certe categorie merceologiche il rischio è alto. Si pensi all’immissione nelle nostre tavole di funghi e tartufi che provengono da altri paesi; apparentemente non si notano differenze, ma a livello delle proprietà organolettiche e della salubrità sono sorti dei dubbi tra gli esperti.
Poter tracciare la filiera del prodotto, significa garantire al consumatore finale che tutto il ciclo biologico si sia svolto nel nostro territorio e non solo la trasformazione.
Per questi motivi abbiamo creduto fin da subito nell’agricoltura biologica, assoggettando ad un ente di controllo i nostri terreni, tra cui il tartufo.
Utilizzare un tartufo biologico significa impiegare un prodotto che è stato coltivato e raccolto nelle nostre tartufaie, le quali sono situate in zone impervie, lontane da centri abitati e da possibili contaminazioni.
Possiamo rilasciare la certificazione biologica per le seguenti specie di tartufo fresco:

  • Tartufo Bianco Pregiato (Tuber magnatum Pico).
  • Tartufo Nero Pregiato (Tuber melanosporum Vitt.).
  • Tartufo Uncinato (Tuber uncinatum Chatin).
  • Tartufo Bianchetto o Marzuolo (Tuber borchii Vitt. o T. albidum Pico).
  • Tartufo Nero Estivo o Scorzone (Tuber aestivum Vitt.).
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