Dal 1° gennaio 2017 è entrata in vigore una legge tanto agognata dal settore, la nuova normativa fiscale del tartufo.
Su spinta della comunità europea con la EU Pilot 8123/15/TAXU, il 7 luglio 2016 è stata approvata la legge n.122/2016. In particolare, l’articolo 29 tratta la fiscalità della raccolta e commercializzazione del tartufo.
Finalmente l’aliquota IVA del tartufo passa dal 22% al 10%, anche se era stata richiesta inizialmente del 4%.
Inoltre, viene eliminata la figura del raccoglitore dilettante e l’emissione di autofattura da parte del commerciante, compreso il versamento indetraibile dell’IVA.
Queste modifiche comportano importanti conseguenze su tutta la filiera.
Ad esempio sparisce l’anonimato del tartufaio occasionale, il quale deve emettere una ricevuta all’acquirente con indicata: quantità, specie di tartufo e zona di raccolta. Il commerciante fungerà da sostituto di imposta e verserà i tributi dovuti dal tartufaio (i dettagli sono definiti nella risoluzione 123/E/2016 del 28/12/2016 dell’agenzia delle entrate).
È stato stabilito che l’aliquota da applicare per la ritenuta d’imposta sia del 23% (ossia il primo scaglione IRPEF), però non viene applicata su tutto l’importo dovuto al raccoglitore ma al 78% di esso, infatti il 22% viene considerato come rimborso per le spese sostenute.
Per tradurre tutto questo in conti pratici, si posso usare direttamente dei numeri esemplificativi.
Supponiamo che un commerciante debba dare ad un cavatore 100, bisogna calcolare il 23% del 78% (100- 22%), che in questo caso equivale a 17,94% su base 100. Questo è l’importo che l’acquirente verserà per conto del tartufaio e che va scalato dalla somma totale dovuta, quindi il cercatore riceverà 82,06 netti. In pratica, qualsiasi sia la cifra pattuita tra le due parti: se la si moltiplica per 0,1794 si trova il valore totale dell’imposta; se si moltiplica per 82,06 si trova quanto spetta al tartufaio.
Sul piano della commercializzazione invece, l’aliquota del tartufo fresco passa dal 22% al 10%, non è ancora chiaro se lo stesso succeda per tutti i prodotti conservati.

VANTAGGI:

  • Minore IVA finale per il consumatore
  • Emersione del sommerso: incentivo alla fatturazione verso i ristoranti da parte degli operatori professionali del settore e disincentivo all’acquisto diretto dai tartufai occasionali, riportando al rispetto della filiera: tartufaio –> commerciante –> ristoratore –> consumatore
  • Maggiore competitività dei rivenditori italiani di tartufo nei mercati esteri che si trovavano a combattere con concorrenti esteri che hanno un sistema fiscale più vantaggioso rispetto all’Italia
  • Maggiore tracciabilità del prodotto

CRITICITÀ:

  • Non è ancora ben definito se tutti i prodotti al tartufo passano al 10%
  • Il meccanismo di ricevuta da parte del tartufaio non è ancora ben chiaro, considerando inoltre che non si conosce quale sia la definizione di raccoglitore occasionale. Infine va rilevata una certa riottosità da parte dei cavatori ad uscire dall’anonimato perché molti preferiscono restare nella zona grigia della tassazione

CONCLUSIONI:

La nostra idea è sempre stata che il tartufo fosse riconosciuto a tutti gli effetti prodotto agricolo e passi all’aliquota del 4% come tutti gli altri prodotti della natura. Resta difficile capire come mai i funghi epigei (quelli che stanno sopra il terreno, come lo champignon o il porcino ad esempio) abbiano una tassazione ed invece i funghi ipogei (quelli che si sviluppano sotto terra come i tartufi) ne abbiano un’altra.
Comunque ci riteniamo soddisfatti che finalmente qualcosa si sia mosso, sia sul fronte fiscale che sull’anonimato del tartufaio, perché spesso comporta una concorrenza sleale nei confronti di raccoglitori professionali come noi, che hanno fatto la scelta di trasformare una passione in un lavoro pagando le imposte che richiede lo stato, rispetto a chi evade completamente il fisco e si può permettere quindi di applicare prezzi ribassati fuori mercato.
Altro punto importante è la tracciabilità del prodotto, è giusto che il consumatore conosca l’origine del prodotto e che qualcuno se ne prenda la responsabilità, con l’anonimato questa era tutta sulle spalle del commerciante, ma come può garantire l’origine se chi gli vende il prodotto non comunica la zona di provenienza?

Sotto alcuni link dove approfondire la questione, in attesa di maggiori chiarimenti da parte degli organi preposti.

LINK UTILI:

http://www.italiaoggi.it/solofisco/solofisco_dett.asp?id=201701021135462516&titolo=Dal%20primo%20gennaio%20meno%20Iva%20sui%20tartufi
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2016-12-28/ritenuta-titolo-d-imposta-i-raccoglitori-tartufi-222942.shtml?uuid=ADZbm4LC
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/documentazione/provvedimenti+circolari+e+risoluzioni/
risoluzioni/archivio+risoluzioni/risoluzioni+2016/dicembre+2016+risoluzioni/
risoluzione+n+123+del+28+dicembre+2016/RISOLUZIONE+N.+123-+E+DEL+28+-+12+-+2016.pdf

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